UNIVERSITÀ
Milano,
2008-02-09
"Riforma Gelmini" - scheda riassuntiva
Scheda riassuntiva dei punti principali della "riforma" Gelmini dell'Università.
I docenti sono divisi in: 1) ordinari, son quelli che hanno più potere, la maggior parte sono chiamati “baroni”, 2) associati, 3) ricercatori strutturati, 4) ricercatori precari (assegnisti, borsisti, ecc. ecc). Non hanno un contratto di lavoro, la loro condizione è disciplinata dalla legge.
I tecnici, gli amministrativi e i bibliotecari, che hanno un contratto di lavoro dipendente (alcuni a tempo determinato).
La “riforma Gelmini” cambia il governo dell’università (finora retta da 2 assemblee elettive, senato e CDA, dove son presenti, anche se in proporzioni diverse, tutte le componenti, studenti inclusi).
Rettore
Il Rettore, eletto fra i soli professori ordinari, regnerà con la sua corte: il CDA.
Il CdA
Il CdA diventa l’organo di potere principale. Avrà 11 componenti senza garanzia di rappresentanza per i tecnici-amministrativi: il rettore, uno studente eletto, altri componenti “designati o scelti”, dei quali minimo 3 “esterni”, scelti verosimilmente tra banchieri, industriali o uomini indicati dai partiti politici. Perciò i privati potranno governare l’università, e senza neanche dover metterci 1 euro, con tutto quel che ne consegue in termini di libertà di ricerca e di insegnamento.
E’ evidente che, se anche non ci sarà la privatizzazione con la trasformazione in fondazione (cosa peraltro contemplata dalla legge), le logiche del lavoro privato entreranno in università.
Senato Accedemico
Il Senato Accademico viene svuotato di potere. Continua ad essere elettivo, ma rimane un organismo non democratico composto principalmente da docenti.
Il Direttore Generale
Il Direttore Amministrativo viene sostituito dal Direttore Generale, ovvero un manager scelto dal CDA che potrà provenire anche dal settore privato.
L’università in rosso: privatizzazione, fusione o dissesto finanziario
Non è ben chiaro che cosa succederà con gli 800 milioni concessi da Tremonti, che riducono i tagli già operanti e non danno certo nuove risorse. Molte università, però, andranno in rosso a causa dei tagli al finanziamento statale(FFO). Per le università pubbliche si aprono tre possibili strade: la trasformazione in fondazioni di diritto privato; la fusione oppure la “federazione” tra più università; la proclamazione del dissesto finanziario con il conseguente commissariamento da parte del Ministero.
L’autonomia delle università è morta e sepolta
Il Governo dovrà approvare decreti legislativi per: stabilire la percentuale di personale docente, ricercatore e tecnico-amministrativo di ogni università; stabilire un tetto per la contrattazione integrativa; stabilire un tetto per la spesa del personale a tempo indeterminato e determinato. L’autonomia delle università è morta e sepolta.
Il diritto allo studio sostituito dai prestiti: studenti indebitati!
Dopo aver tagliato il fondo per il diritto allo studio che garantisce le borse agli studenti meritevoli, viene istituito un fondo per il merito che servirà per le borse di studio per i “meritevoli” (a prescindere dal reddito) e per istituire dei prestiti (“buoni studio”) da restituire in parte dopo il conseguimento della laurea secondo tempi proporzionati al reddito di lavoro percepito dal laureato.
Ricercatori precari
I ricercatori, in futuro, non saranno più a tempo indeterminato. Viene istituita, accanto alle forme di precariato già esistenti, la figura del ricercatore a tempo determinato con contratto triennale
Proposta sul governo degli Atenei